IL RUOLO DELL’ATTIVITA’ STRUTTURATA NELLA FORMAZIONE DEL GRUPPO
della Dott. ssa Federica Lubrano
Lo Spazio Gioco, rivolto alla fascia d’età cha va dai 18 ai 36 mesi, rappresentando per i bambini un’importante, se non la prima, occasione di contatto e di confronto con adulti al di fuori della famiglia e con i coetanei, offre loro l’opportunità di sperimentare e vivere una precoce esperienza di socializzazione allargata.
In questo contesto, infatti, il bambino entra a fare parte in modo più o meno stabile di un gruppo di coetanei, con i quali impara gradualmente a convivere e con i quali compie nuove esperienze. Tra queste, l’esperienza del gioco e, in particolare, quella dell’attività più strutturata, offrono ai bambini l’opportunità di vivere importanti momenti di interazione che, con il tempo, possono trasformarsi in vere e proprie relazioni di gruppo.
Nell’organizzazione dello Spazio Gioco, la stanza delle attività rappresenta, sia dal punto di vista spaziale che da quello temporale, all’interno della scansione routinaria della mattinata, un luogo ben distinto ed un momento ben delimitato.
Con il passare del tempo, quindi, l’attività e la stanza ad essa destinata sono diventate una tappa rituale della giornata, un episodio strutturato e ormai “convenzionale” che, per la sua costanza, ha assunto una connotazione profondamente rassicurante; questo ha offerto così ai bambini quella sicurezza e quella consapevolezza della realtà che permettono loro di vivere e condividere liberamente e serenamente un momento denso di esperienze e di relazioni, contribuendo a creare tra di loro un legame di famigliarità.
Per questo motivo, l’intenzione delle educatrici, nonostante la scelta di non dividere i bambini in classi o sezioni, è stata quella di mantenere più o meno costanti sotto il profilo della composizione i due gruppi che vi si alternano.
E’ da sottolineare, però, che questi gruppi, costituiti da un massimo di 15 bambini ciascuno, non sono omogenei per età, ma sono formati da bambini di età diversa: questa scelta, per quanto spesso determini una situazione più complessa da organizzare e da gestire per le educatrici stesse, trova una valida motivazione per le opportunità che offre dal punto di vista della socializzazione. A riprova di questo, vi sono le numerose occasioni nelle quali, nel momento della suddivisione dei gruppi, i bambini stessi chiamano i loro “compagni di attività”, oppure si inseriscono nel gruppo a loro più famigliare, pur non essendone stati compresi.
Se già la suddivisione in gruppi di dimensioni più piccole contribuisce a facilitare l’esperienza della socializzazione tra i bambini, il fatto poi che durante l’attività vivano un gruppo ancora più ristretto, perché disposti intorno a tavolini separati, offre loro l’occasione ulteriore di creare relazioni e legami, fino addirittura ad elaborare una sorta di identità di gruppo.
Identità che, tra l’altro, si dimostra stabile e consolidata. Non è raro, infatti, che i bambini scelgano con intenzione e consapevolezza in quale tavolo e insieme a chi sedersi o si spostino da un tavolo all’altro alla ricerca dei loro “compagni di attività”.
Come si può notare da quanto detto finora, il momento dell’attività strutturata, già nella sua organizzazione temporale, prossemica ed aggregativa, contribuisce non poco alla formazione del gruppo tra i bambini.
Per quanto riguarda, invece, il ruolo dell’attività vera e propria come occasione di incontro sociale, le osservazioni che si possono compiere sono diverse.
Innanzitutto, il semplice fatto che i bambini sperimentino esperienze di gioco, di apprendimento, di scoperta della realtà circostante e delle proprie capacità e possibilità alla presenza dei compagni, in una situazione, cioè, consapevolmente partecipata, anche se non intenzionalmente cercata, porta a vivere sentimenti ed emozioni comuni, condivisi, che i bambini possono reciprocamente riconoscere negli altri e che, inevitabilmente, creano un legame ed una relazione tra loro.
In tal senso, nel corso di questi primi tre mesi, è stato possibile assistere ad un significativo cambiamento delle loro interazioni: dal gioco individuale, in cui ogni bambino si cimenta da solo nell’uso e nella scoperta dei materiali e degli strumenti proposti, si è infatti passati ad una sorta di gioco che si potrebbe definire parallelo, in cui i bambini imitano e replicano le azioni dei loro compagni, senza però mostrare una complementarietà ed una reciprocità nei comportamenti, fino ad arrivare, in alcuni casi, ad una primaria forma di gioco collettivo, principalmente di coppia, in cui due bambini danno luogo a scambi molto semplici degli oggetti che usano e delle “produzioni” a cui sono giunti e in cui condividono le scoperte fatte.
Quest’ultima fase rappresenta un passaggio molto importante, perché, attraverso la partecipazione, la condivisione e, a volte, la collaborazione e la reciprocità, costituisce il punto di partenza di atteggiamenti caratterizzati da attenzione, manifestazione d’affetto, dono delle proprie cose, che sfociano in vere e proprie relazioni che persistono anche dopo il termine dell’attività e che rappresentano un riferimento abbastanza stabile per i bambini.
Questo aspetto è visibile soprattutto se la coppia è costituta da coetanei “grandi” oppure da un bambino più grande ed uno più piccolo.
Nel primo caso, infatti, grazie anche alla maggiore capacità relazionale ed attentiva di cui dispongono i bambini più grandi, è possibile osservare atteggiamenti di cooperazione, di scambio, se non addirittura di reciprocità, che contribuiscono alla nascita di legami affettivi piuttosto stabili; nel secondo caso, invece, può capitare che il bambino più grande ponga in atto comportamenti di collaborazione, di sostegno e di aiuto nei confronti del bambino più piccolo, creando in questo modo le basi per un’interazione che, per quanto sbilanciata e a volte quasi di dipendenza, rappresenta pur sempre una prima forma di relazione.
Come è ovvio, se la coppia è invece formata da due bambini piccoli, in ragione prima di tutto della loro minore competenza sociale e della loro minore capacità attentiva, le occasioni di scambio, e quindi di interazione, sono molto più difficili.
Ad ogni modo, questo tipo di relazione di coppia si realizza anche quando i giochi ed i materiali vengono proposti in forma e per un uso individuale, come accade per esempio con i pennarelli, la pasta di sale o la pasta dura.
All’interno di questo passaggio dal gioco solitario a quello più o meno collettivo è interessante notare il ruolo giocato dalla presenza dell’educatrice in relazione al gruppo: se nella prima fase il suo intervento è fondamentale per stimolare il bambino alla scoperta delle nuove possibilità di gioco, e nella seconda contribuisce a favorire la dinamica di scambio e di relazione non ancora presente, nella terza fase, invece, il suo intervento rischia quasi di minare la realizzazione del gioco in coppia. Come è ovvio, infatti, la presenza di una figura adulta all’interno del gioco, tende a catalizzare l’attenzione e l’interesse dei bambini, che abbandonano la coppia per rivolgersi individualmente a lei, chiedendole una partecipazione diretta singolarmente a ciascuno di loro.
Un altro elemento che influisce notevolmente sul tipo di interazioni che si realizzano durante l’attività è rappresentato dalla minore o maggiore conoscenza e famigliarità del materiale proposto. Se, infatti, il materiale con cui i bambini si trovano a giocare costituisce una novità, la loro tendenza è di “cimentarsi” in maniera individuale e solitaria, se non addirittura agonistica. Esempio lampante in questo senso sono le attività che richiedono l’uso della colla o, ancora di più, quello dei pennelli e delle tempere. In questo caso, non solo gli strumenti non vengono condivisi e le attività si svolgono separatamente, ma vi è addirittura la tendenza ad appropriarsi totalmente di materiale di uso comune, come per esempio i bicchieri di tempera. Man mano, invece, che il nuovo materiale viene scoperto e “controllato”, i bambini riacquistano da un lato la sicurezza e dall’altro il desiderio di condivisione necessari per porre in atto comportamenti di scambio e di partecipazione. Non solo, ma la scoperta comune di nuovi strumenti e di nuove opportunità di gioco, favorisce ulteriormente l’avvicinamento e, di conseguenza, la relazione.
Altro tipo di discorso, invece, deve essere fatto per quelle attività e quei giochi, come per esempio l’uso dei pennarelli per colorare i cartelloni appesi ai muri, i legnetti oppure gli strumenti musicali, che implicano un gioco collettivo. In questo caso, infatti, già l’attività in sé è caratterizzata dalla condivisione dell’esperienza che si sta vivendo e dalla cooperazione, e favorisce quindi la creazione del gruppo ed una prima comprensione e consapevolezza, da parte dei bambini, del suo significato e di alcune regole che lo caratterizzano, come per esempio l’attesa del proprio turno.
Naturalmente, trattandosi di una fascia di età così piccola, è ancora difficile parlare di una vera e propria vita di gruppo, tuttavia, i giochi, gli scambi, le interazioni e i conseguenti legami che soprattutto l’attività strutturata contribuisce a mettere in atto, dimostrano già l’esistenza di alcune dinamiche che in tutto e per tutto sono parte della struttura di un gruppo.

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